Orso bruno 170 | Gli immigrati non servono

Ci raccontano che l’Italia ha bisogno di immigrati perché mancano lavoratori. Il Corriere ha titolato che in Veneto servirebbero 190.000 immigrati, citando uno studio di Veneto Lavoro. Ma quello studio dice una cosa diversa: il problema esiste, ma si affronta con natalità, formazione, occupazione femminile, permanenza al lavoro degli over 65 e, solo dove necessario, ingressi legali e controllati. Il punto vero non è importare braccia a basso costo. È affrontare l’inverno demografico, la scarsa formazione e la poca innovazione di molte imprese. L’immigrazione di massa, invece, porta spesso persone difficili da inserire, non formate e destinate a restare ai margini. Così si abbassano salari e produttività, danneggiando il tessuto sociale ed economico. Altro che “ci servono immigrati”: ci servono figli, competenze e una politica seria. Non manodopera a basso costo da importare all’infinito.
Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 169 | Da Report alla pasta antifascista: guai a criticare i buoni

In Italia l’antifascismo sembra ormai diventato un lasciapassare morale: se stai dalla parte “giusta”, puoi pretendere spazi, applausi e silenzio. Se qualcuno osa dire no, scatta subito l’accusa di censura, intolleranza o complicità con il nemico. Lo si vede nelle polemiche su Report, dove fare domande sul caso Ranucci-Lavitola diventa quasi un sacrilegio. E lo si vede anche ad Ascoli, dove una semplice opposizione alla pasta asciutta antifascista in parrocchia è bastata a scatenare il solito putiferio. Il punto non è impedire a qualcuno di definirsi antifascista. Il punto è rifiutare l’idea che quella parola dia automaticamente il diritto di occupare ogni spazio e zittire ogni critica. Perché la superiorità morale, alla lunga, può andare di traverso più della pasta asciutta.
Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 168 | La sinistra esplode sul caso Report

Dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci, a sinistra partirono subito le accuse: clima d’odio, destra al governo, mandanti morali. Ora però l’inchiesta sembra raccontare una storia molto diversa e più scomoda: secondo la procura, dietro l’attentato ci sarebbero personaggi legati alla criminalità e il nome di Walter Lavitola, amico dello stesso Ranucci. A quel punto l’imbarazzo diventa evidente. Invece di chiedere chiarezza, molti progressisti tornano ad attaccare il governo e i giornali “di destra” che stanno semplicemente facendo domande. Il punto non è colpire Report, né negare che Ranucci sia la vittima di un fatto gravissimo. Il punto è che le inchieste devono valere sempre. Anche quando riguardano il giornalismo “buono”.
Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 167 | Vietato dire se il criminale è straniero

La Procura di Perugia proibisce di scrivere nei comunicati stampa la nazionalità degli autori dei reati. In questo modo si nasconde la realtà. E si fa prevalere la visione secondo cui l’immigrazione di massa è un fenomeno positivo che porta benefici. Il punto non è trasformare la nazionalità in una colpa, ma riconoscere che certi dati servono a capire i fenomeni. Se uno straniero commette un reato, perché quel dettaglio dovrebbe sparire? Perché diventa subito scomodo, quasi indicibile? È lo stesso atteggiamento che si vede anche altrove: mille cautele quando si parla di migranti, mentre agli italiani si chiede di accettare tutto in silenzio. Ma nascondere le informazioni non cancella i problemi: impedisce solo di affrontarli.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 166 | Spaccia ma non può essere cacciato

A Firenze il Tar ha annullato il diniego del permesso di soggiorno a uno straniero condannato per spaccio: per i giudici, la condanna non basta da sola, serve una valutazione caso per caso della pericolosità sociale. Un episodio che ricorda un caso simile del 2023 in Umbria e che mostra il grande cortocircuito dell’immigrazione: anche quando si parla di criminali, respingere o allontanare diventa quasi impossibile. È qui che torna il tema della remigrazione: non solo rimpatri, spesso difficili da realizzare, ma misure concrete per evitare che il sistema venga sfruttato da chi arriva, delinque e poi pretende comunque di restare.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 165 | La doppia morale sul caso Ranucci

Ve lo ricordate Valter Lavitola, il “faccendiere di Berlusconi”? Quello raccontato per anni come simbolo di magheggi, intrecci oscuri e sottobosco del potere? Oggi scopriamo che Lavitola avrebbe avuto un rapporto molto stretto con Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e simbolo del giornalismo buono, che nell’ottobre 2025 ha subito un attentato sotto casa. E secondo l’ipotesi degli inquirenti, chi ha piazzato la bomba avrebbe agito proprio su indicazione di Lavitola. La presunzione d’innocenza vale per tutti, ovviamente. Anche per lui. Ma se al posto di Ranucci ci fosse stato un giornalista di destra, quante insinuazioni avremmo letto? Quante trame oscure sarebbero state raccontate? E magari proprio Report ci avrebbe fatto una puntata. Forse questa storia insegna una cosa semplice: dividere il mondo tra buoni e cattivi è comodo, ma la realtà è spesso molto più complicata. E a volte anche molto più ironica.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 164 | Migranti e pomodori

Stefano Bonaccini, europarlamentare del Pd, per contestare la remigrazione ha rispolverato il solito argomento: senza immigrati chi raccoglie i pomodori? Ma dietro questo slogan c’è una verità molto meno edificante: l’immigrazione di massa serve spesso a importare manodopera a basso costo, fragile e ricattabile. Non integrazione, ma un esercito di nuovi sfruttati. E c’è un altro punto che nessuno dice: chi arriva con i barconi non finisce automaticamente nelle aziende agricole “che hanno bisogno di lavoratori”. Spesso resta bloccato nei centri, nell’irregolarità o ai margini. E quando finisce nei campi, troppo spesso lo fa nelle condizioni peggiori, sotto caporali e sfruttatori. Altro che buonismo: usare gli immigrati come risposta al problema dei pomodori significa accettare un sistema che danneggia tutti, a partire proprio dagli immigrati stessi.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 163 | Accoltella per divertimento: ecco l’immigrazione

Lamin Saidilly, 22 anni, originario del Gambia, è uscito di casa a Milano con un coltello dalla lama di 21 centimetri. Davanti a un bar ha aggredito un uomo di 55 anni, colpendolo ripetutamente e rischiando di ucciderlo. A fermarlo sono stati il padre della vittima, 78 anni, e alcuni clienti del locale. Durante l’arresto pronuncia parole agghiaccianti: “Mi sono divertito, quando esco lo rifaccio”. Una scena che riporta alla memoria tante altre aggressioni simili, spesso liquidate come casi isolati. Eppure, quando qualcuno prova a raccontare questa faccia dell’immigrazione di massa, scatta subito l’accusa di razzismo o fascismo. È quello che accadde anche ad Adam, una storia d’immigrazione, la graphic novel di Francesco Borgonovo e Giuseppe Rava, osteggiata e censurata già nel 2019. Allora certe storie non si potevano raccontare. Oggi, purtroppo, ce le ritroviamo nella cronaca.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 162 | Truffa migratoria

Sánchez vuole regolarizzare fino a 1,2 milioni di migranti irregolari. Una scelta celebrata dalla sinistra come modello di accoglienza, ma che rischia di aggirare in un colpo solo le poche regole più restrittive che l’Europa prova a darsi sull’immigrazione. Dare un permesso non significa creare integrazione, significa trasformare migliaia di irregolari in persone libere di muoversi in tutta Europa, senza aver risolto il problema dell’assimilazione, della sicurezza e delle società parallele. E mentre il caos cresce nelle città europee, qualcuno si scandalizza per Citizen Vigilante. Ma il punto è proprio questo: se gli Stati rinunciano a proteggere i cittadini, la rabbia prima o poi esplode. La remigrazione resta l’alternativa più ordinata, politica e umana al disordine.
A cura di Francesco Borgonovo
Orso bruno 161 | Citizen Vigilante, il film che fa impazzire i woke

Citizen Vigilante di Uwe Boll fa infuriare il mondo woke non solo per la sua scorrettezza politica, ma per il tema che mette al centro: cosa succede quando i cittadini si sentono abbandonati dalle istituzioni? Il film racconta una reazione estrema, che nessuno dovrebbe augurarsi. Ma proprio per questo solleva una domanda seria: se l’immigrazione fuori controllo continua a generare paura, rabbia e insicurezza, quanto ancora si potrà ignorare il problema? La remigrazione, in questo scenario, non è la soluzione “radicale”: è l’alternativa ordinata e politica al caos.
A cura di Francesco Borgonovo