Orso bruno 181 | Francia e Regno Unito blindano i confini, l’Italia libera il molestatore

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Francia e Regno Unito firmano un accordo da 662 milioni di sterline per rafforzare i controlli sulla Manica: più agenti, task force in acqua e linea dura contro i trafficanti. Insomma, quando devono proteggersi, gli Stati europei scoprono improvvisamente che i confini esistono. Lo stesso vale per Sánchez: predica accoglienza e regolarizzazioni di massa, poi davanti al caos di Ceuta chiede rimpatri, barriere e fondi europei. La verità è semplice: le frontiere aperte funzionano solo nei discorsi, non nella realtà. Intanto in Italia, tra ricorsi, scarcerazioni e casi come quello di Torino, chi chiede più sicurezza viene accusato di allarmismo. Ma senza confini e senza giustizia, a pagare sono sempre i cittadini.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 180 | Sánchez fa il buonista, Ceuta paga il conto

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Nonostante Pedro Sánchez e molti media europei cerchino di raccontare Ceuta solo come una crisi umanitaria, la BBC mostra un quadro molto più inquietante: aggressioni, violenze anche a sfondo sessuale, una grave emergenza sanitaria e migliaia di persone ancora sul territorio. E c’è un’altra verità che spesso viene rimossa: le vittime non sono solo i migranti, alcune violenze sarebbero state commesse anche da chi è entrato irregolarmente.. Ceuta è il caso emblematico di ciò che la politologa Kelly Greenhill ha definito “arma di migrazione di massa”: flussi usati come strumento di pressione politica per destabilizzare gli Stati. Ed è esattamente ciò che sembra essere accaduto nell’exclave spagnola. Il premier spagnolo può dire che tutto è sotto controllo, ma i fatti raccontano altro: quando i confini cedono, richiuderli è quasi impossibile. Ceuta non è un’eccezione: è il modello di ciò che le politiche delle frontiere aperte producono in tutta Europa.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 179 | Il tribunale ha deciso: rieducazione per la famiglia nel bosco

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La famiglia nel bosco vede finalmente uno spiraglio: il Tribunale dell’Aquila ha previsto un percorso di riavvicinamento tra i bambini Trevallion e i genitori. Ma non sarà un ritorno immediato: prima visite a casa, poi eventuali pernotti, poi forse il rientro stabile. Una buona notizia, certo, ma restano molte domande: perché aspettare settembre, dopo un’estate passata lontani da mamma e papà? Perché subordinare il percorso anche alla scuola, quando in Italia l’istruzione parentale è un diritto? Dopo mesi di separazione, pareri di esperti ignorati e una famiglia costretta a resistere a un calvario durissimo, il rischio è che questo non sembri solo un ritorno graduale. Sembra l’ultimo passaggio di una rieducazione: riportarli a casa, sì, ma solo dopo averli rimessi in riga.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 178 | Sánchez apre le porte, poi grida all’emergenza

Orso Bruno con Francesco Borgonovo Spagna invasa dai migranti

A Ceuta migliaia di migranti hanno sfondato il confine tra Marocco e Spagna, mettendo in crisi le forze di frontiera. Un episodio che mostra una cosa semplice: l’immigrazione di massa può diventare un’arma geopolitica, usata per destabilizzare gli Stati e ricattarli. La reazione europea è stata immediata: rimpatri rapidi e linea dura. Ma qui emerge tutta l’ipocrisia: la stessa Spagna di Sánchez che vuole regolarizzare centinaia di migliaia di immigrati, davanti a un ingresso di massa improvviso scopre che i confini esistono e vanno difesi. Il punto è questo: non si può predicare accoglienza illimitata quando conviene e poi gridare all’emergenza quando i flussi diventano ingestibili. O l’Europa capisce che l’immigrazione è anche uno strumento di pressione politica, oppure continuerà a farsi travolgere.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 177 | Riconoscimento facciale, sinistra garantista solo con gli amici

Orso Bruno con Francesco Borgonovo riconoscimento facciale vogliono controllarci

Il riconoscimento facciale tramite intelligenza artificiale può sembrare uno strumento utile per la sicurezza. Ma il confine tra prevenzione e sorveglianza di massa è sottilissimo. Il problema non è solo la tecnologia: è chi la userà, come la userà e contro chi. Lo abbiamo già visto con il Green Pass e con altre forme di controllo invocate sempre “per il bene comune”: quando il dissenso è sgradito, certi strumenti diventano subito armi politiche. Certo, davanti alle violenze dei No Tav e dei centri sociali, controlli più efficaci farebbero comodo. Ma forse non avremmo bisogno di uno Stato sempre più invasivo se certi violenti non venissero prima coccolati, giustificati e protetti culturalmente. Il punto è sempre lo stesso: con gli amici si tollera tutto, con i nemici vale tutto. Ma attenzione, perché per diventare nemici, a volte, basta un attimo.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 176 | No Tav, i violenti “buoni” della sinistra

Orso Bruno con Francesco Borgonovo i violenti buoni della sinistra

Dopo la guerriglia No Tav in Val di Susa si contano oltre un milione di euro di danni, 120 agenti feriti e migliaia di identificati. Eppure, come spesso accade con certi ambienti antagonisti, la mano sembra sempre più morbida: pochi arresti, molte giustificazioni e il solito racconto romantico dei “contestatori”. Il problema non è criminalizzare ogni protesta. Il problema è capire quando la protesta diventa devastazione organizzata. Perché davanti a resistenza aggravata, lesioni e assalti ai cantieri non siamo più nel campo del dissenso, ma della violenza politica. Eppure il trattamento cambia a seconda del colore. Per l’assalto alla Cgil si invocarono scioglimenti, galera e allarme fascismo. Con i No Tav, invece, si parla ancora di compagni che sbagliano. Due pesi, due misure: violenti cattivi da una parte, violenti buoni dall’altra.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 175 | No Tav e centri sociali: la violenza che la sinistra tollera

Orso Bruno con Francesco Borgonovo centri sociali violenza amica

Dopo George Floyd, la polizia britannica ha speso centinaia di milioni in corsi antirazzisti. Il risultato? Una polizia sempre più condizionata dall’ideologia. Il caso Henry Nowak lo dimostra: una vittima a terra, sanguinante, trattata come il problema. Intanto in Italia, tra Torino e Val di Susa, gli antagonisti No Tav continuano ad attaccare cantieri e forze dell’ordine, spesso con una tolleranza politica imbarazzante. Se la violenza arriva dalla piazza “giusta”, diventa militanza; se dissentono “no vax” o sostenitori della remigrazione, arriva la censura. Il copione è sempre lo stesso: rieducare la polizia, tollerare i violenti amici e colpire i nemici politici.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 174 | I regali della sinistra: No Tav e terrorismo islamico

Orso Bruno con Francesco Borgonovo No Tav Eredità Rossa

Un milione di euro di danni in Val di Susa dopo l’ennesima azione No Tav. A Chiomonte e Venaus gli antagonisti colpiscono ancora, dopo anni di scontri, devastazioni e tolleranza politica. Perché il punto è proprio questo: una certa sinistra istituzionale continua a chiudere un occhio davanti ai “compagni che sbagliano”, tra festival, centri sociali, zone grigie e agibilità politica. Lo stesso schema si vede anche altrove, da Torino a Bologna: quando la piazza antagonista degenera, tutti fingono sorpresa. Ma quella violenza è stata coccolata, giustificata o minimizzata per anni. E sullo sfondo c’è un altro fallimento progressista: l’idea che basti aprire le frontiere e distribuire cittadinanze per integrare chiunque. Dalla violenza antagonista all’estremismo islamico, il conto delle ideologie sbagliate arriva sempre e lo pagano i cittadini.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 173 | Medici no vax, nessuna pietà dopo il Covid

orso bruno francesco borgonovo Nessuna pietà per i medici no vax

Ci sono vicende, come quella di Mario Roggero, sfumate e dolorose, in cui non è facile stabilire dove finisca la giustizia e dove cominci l’ingiustizia. Proprio per questo, giustamente, si discute di grazia, di proporzionalità della pena e di umana comprensione. Poi ci sono altri casi, meno contorti ma altrettanto tragici, sui quali invece sembra non sia nemmeno consentito porsi domande. Nel Ddl delega sulla riforma delle professioni sanitarie è stato approvato un emendamento che apre al reintegro dei cosiddetti medici non vaccinati, a determinate condizioni. E subito è partita la mobilitazione: dalle virostar come Matteo Bassetti, che su X ha invocato l’allontanamento dalla professione, fino al Quirinale, che avrebbe chiesto informazioni sulla norma. Insomma, appena si tocca il tema Covid, scattano i paletti. Si può discutere di tutto, ma sui medici sospesi no: nessuna pietà, nessuna riflessione, nessun ripensamento. Eppure anche loro sono stati allontanati dal lavoro per essersi opposti a un diktat che oggi meriterebbe almeno una discussione seria.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo

Orso bruno 172 | Fakir, le facce di bronzo della sinistra

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Sul caso Fakir la sinistra ha già scritto la sentenza: polizia colpevole, piazza mobilitata, fascismo evocato ovunque. Ma la realtà è molto più complessa. Gli agenti sono intervenuti dopo la chiamata dei cittadini, hanno messo subito a disposizione le bodycam e stanno collaborando con la massima trasparenza. Eppure il processo pubblico è già partito, tra manifestazioni, slogan e accuse ideologiche. Il punto non è negare che la morte di Abderrahim Fakir sia una tragedia. Il punto è chiedersi perché si guardi solo alla polizia e si cancelli tutto il resto: i precedenti, il fatto che non avrebbe dovuto essere ancora in Italia, il contesto dell’intervento e chi era lì ad aiutare gli agenti. Quando la realtà non entra nello schema, viene rimossa. E così una tragedia diventa l’ennesimo pretesto per accusare la polizia e nascondere i problemi dell’immigrazione.

Orso Bruno a cura di Francesco Borgonovo