Per Astrid Mahe, l’utero in affitto non è progresso ma una forma di sfruttamento: donne ridotte a “servizi” e bambini trasformati in merci. Una pratica che colpisce soprattutto le donne più fragili e che, secondo l’attivista del collettivo Némésis, cancella il legame umano tra madre e figlio in nome del business e dell’ideologia.