La Cittadella 73 | L’Islam invade Venezia: clan e città nel caos

A Venezia il caso esplode di candidature legate alla comunità bengalese, violenze a Mestre e una domanda sempre più scomoda: integrazione o perdita di controllo? A La Cittadella, ne parliamo con l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint.
La Cittadella 72 | Il lato oscuro di Askatasuna

Da simbolo di “solidarietà” a sistema organizzato sotto inchiesta: cosa c’è davvero dietro Askatasuna? A La Cittadella parliamo di intercettazioni, accuse st*pro e strategie di consenso, insieme ai giornalisti Sara Sonnessa e Robby Giusti.
La Cittadella 71 | VIOLENZA SULLE DONNE: VERITÀ O MANIPOLAZIONE?

Numeri gonfiati, dati contestati e definizioni sempre più ampie: il racconto sulla violenza di genere è davvero corretto? A La Cittadella ne parliamo con Emanuela Abbatecola, sociologa e docente all’Università di Genova, e Vanessa Combattelli, giornalista e analista strategica.
Orso bruno 120 | LA POLITICA UE: AIUTA L’UCRAINA, NON I CITTADINI

L’Europa trova 90 miliardi per l’Ucraina, ma quando si tratta di aiutare cittadini e imprese europee, alle prese con bollette e carburante alle stelle, i vincoli restano intoccabili. Si può discutere di guerra, alleanze e equilibri internazionali, ma davanti a una crisi che colpisce direttamente famiglie e economia reale, ci si chiede: gli interessi di chi sta difendendo davvero l’Unione Europea?
Segreti 36 | Om*cidio Pierina: le rivelazioni dell’amica Valentina

In questa puntata di Segreti il caso Pierina Paganelli, ucc*sa nel garage di casa a Rimini, si arricchisce di esclusivi audio e nuove rivelazioni. A parlare è Valentina Pellissier, testimone che ha frequentato da vicino alcuni protagonisti della vicenda e che ora porta all’attenzione degli inquirenti messaggi e vocali inediti.
La cittadella 70 I IMMIGRATI VIOLENTI. COME FERMARLI?

Giovani sempre più violenti: cosa sta succedendo davvero? Tra fatti di cronaca sempre più estremi e dati in crescita, ci si chiede: è colpa dei social, della famiglia o di un sistema che non punisce più? Oppure stiamo ignorando fattori individuali e psicologici decisivi? Ne parliamo con Vanessa Combattelli, giornalista e analista strategica, e Lorena Pensato, giurista e fondatrice di Back to Reason.
Orso bruno 119 | VIA AL DOPO ORBÁN: CENSURA AI MEDIA

Le sinistre europee festeggiano la “nuova democrazia” in Ungheria, ma il nuovo leader Péter Magyar parte subito con un annuncio chiaro: stop ai programmi della TV pubblica e “pulizia” nei media accusati di propaganda. Se lo avesse fatto Orbán, sarebbe stato uno scandalo internazionale. Così invece va tutto bene.
Orso bruno 118 | L’UE IMPOTENTE RICATTA BUTTAFUOCO

L’Unione Europea minaccia di togliere 2 milioni di euro alla Biennale di Venezia per la presenza di artisti russi, invitati da Pietrangelo Buttafuoco. Una decisione che fa discutere, soprattutto perché alla manifestazione partecipano anche molti Paesi con standard democratici discutibili. Nel frattempo, gli stessi governi europei continuano a intrattenere rapporti economici con realtà ben lontane da quei principi. Più che difendere valori, sembra una questione di convenienza.
Orso bruno 117 | IL “PIZZINO” DELL’UE ALL’UNGHERIA

Péter Magyar vince in Ungheria e viene subito celebrato come il volto della svolta europeista, tra feste in piazza, titoli di giornali entusiasti e applausi da parte di buona parte della stampa europea. Ma da Bruxelles arriva subito un messaggio chiaro: bene la vittoria, però la fiducia non è automatica e i fondi restano bloccati finché il nuovo governo non dimostrerà, con riforme e scelte concrete, di seguire davvero la linea dell’Unione.
Orso bruno 116 | SMONTATE LE BALLE SULL’UNGHERIA

Dopo anni in cui l’UE ci ha ripetuto che in Ungheria la democrazia non esiste, scopriamo che invece gli ungheresi sono liberissimi di eleggere chi vogliono: dopo 16 anni, come è giusto (appunto) in un sano sistema democratico, finisce l’era Orbán e inizia quella di Peter Magyar. E le élite liberali europee festeggiano, ma forse non si rendono conto che, pur essendo leggermente più europeista (e quindi, forse, più controllabile), il nuovo leader ungherese sta a destra tanto quanto il suo predecessore.